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Il Bue rinasce. E Matera sogna

Di Luigi Mazzoccoli

Non c’è bisogno di scomodare il mito dell’Araba Fenice. È già tutto scritto nello stemma della città: “Bos Lassus Firmius Figit Pedem”, il bue stanco affonda la zampa più forte. Un motto che rappresenta perfettamente l’indole del popolo materano: laborioso, docile, paziente e tollerante come il bue, ma…se tenti di soggiogarlo e quando ormai sembra che si sia arreso, reagisce con grande dignità e orgoglio e si riprende con forza ciò che gli spetta. E la storia di Matera è ricca di eventi simili: dalla cacciata dei Saraceni nel Medioevo all’eccidio del tiranno napoletano Giancarlo Tramontano nel 1514, fino alla rivolta contro i nazisti il 21 settembre del 1943. E ora la città si gode il meritato prestigio internazionale dopo il buio del secolo scorso, grazie al riconoscimento nel 1993 dell’Unesco quale Patrimonio Mondiale dell’Umanità e la nomina a Capitale Europea della Cultura nel 2019, che l’hanno consolidata quale meta di turismo mondiale e modello da imitare.

Anche la storia calcistica della città rispecchia fedelmente questo copione, almeno negli ultimi 50 anni: si è passati dai fasti della storica serie B nel 1979 alla repentina discesa nei dilettanti, per ritornare in serie C nella prima metà degli anni ’90 e poi una continua ed estenuante altalena tra i professionisti e i dilettanti costellata da almeno tre fallimenti societari, l’ultimo dei quali proprio al termine della scorsa stagione, che sembrava aver fatto calare definitivamente il sipario sul calcio a Matera. E invece…il Bue stanco, anzi esausto, ha di nuovo affondato la zampa, stavolta più forte che mai. Grazie a un progetto giovane, nello spirito e nella sostanza, e con un nome importante: Invicta. Una società nata nel 2014 e che fino a qualche anno fa era attiva solo nel settore giovanile, ma che poi ha voluto impegnarsi anche nel calcio agonistico scalando le categorie minori fino ad ottenere al termine dell’attuale stagione una bellissima promozione in Eccellenza. Ritrovandosi suo malgrado ad essere la principale, anzi unica, società calcistica della città. Che ha subito attirato le simpatie di tifosi e imprenditori locali. I quali hanno voluto sostenere concretamente il progetto con importanti sponsorizzazioni. E poi, a stagione conclusa, il grande passo: in una conferenza stampa pubblica lo scorso 27 aprile veniva annunciato il passaggio di proprietà nelle mani di Michele Motta.

Michele Motta allo stadio con la figlia Elisa

Lui non ha bisogno di presentazioni, è solo il caso di ricordare ai più giovani che negli anni ’70 diede vita al movimento ultras a Matera fondando insieme ad altri ragazzi lo storico gruppo dei Viking Korps. Da allora non ha mai abbandonato i colori biancoazzurri e ancora l’anno scorso era in tribuna a tifare sciarpa al collo. Una notizia attesa da tempo da tutta la piazza e che ha subito suscitato un grande entusiasmo.  Anche perché, da grande imprenditore qual è, è subito passato dalle parole ai fatti: nel giro di pochi giorni sono stati annunciati l’ingresso in società del suo amico e imprenditore Cosimo Dell’Acqua, la nomina di Luigi Taratufolo a direttore generale e di suo fratello Nico a club manager, per dare il giusto riconoscimento ed anche continuità al grande lavoro da loro svolto in questi anni. E poi l’acquisizione dello storico logo dell’Fc Matera e il cambio di denominazione in Matera 1933.

Insomma, tutti segni inequivocabili di una rinascita definitiva, con un progetto serio, solido e ambizioso. Come Matera merita. E ancor di più lo meritano quei cuori biancoazzurri che ci sono sempre stati e ci hanno sempre creduto.

AVANTI BUE!