PRIMO PIANOCUORI BIANCAZZURRI

Johnny Hegarty, dalla verde Irlanda alla Matera biancoazzurra

di Luigi Mazzoccoli

Lui non è materano (nemmeno italiano) e non è neppure un “vecchio” tifoso del Matera. Ma ha scoperto quasi per caso la città e la sua squadra di calcio qualche anno fa e se n’è innamorato follemente. Nel vero senso della parola. Già, perchè si sobbarca migliaia di chilometri all’anno per venire a vivere per qualche giorno la città dei Sassi e a seguire le partite all XXI Settembre e anche in trasferta. Johnny Hegarty, 37 anni, irlandese di Derry e operatore di un’associazione di beneficienza del suo Paese, a Matera ormai si sente a casa sua.

Ciao Johnny, raccontaci com’è nato il tuo amore per la nostra città

Ci sono venuto per la prima volta 10 anni fa per un progetto Erasmus, prima non ne avevo mai sentito parlare. Ci sono stato in tutto 7 mesi, trascorrendo alcune settimane anche in paesi della provincia. Un giorno sono andato a Casa Noha (palazzotto settecentesco nei pressi della cattedrale in cui si può guardare un filmato che racconta la storia di Matera, ndr) e ho avvertito immediatamente una stretto legame con questo luogo: la sua storia è simile alla mia storia, di caduta e rinascita. Ho cominciato a leggere e a documentarmi e via via il legame è diventato sempre più forte: ora qui mi sento a casa. Anzi, questa è casa mia.

E hai iniziato anche a frequentare lo stadio per tifare il Matera

Si, cercando notizie sulla città mi sono imbattuto in articoli che parlano della squadra. E’ stato un colpo di fulmine. Ho iniziato a seguirla su Internet attraverso i social networks e poi sono entrato in contatto con i ragazzi della Curva Sud. Alla prima occasione sono andato allo stadio insieme a loro. Mi hanno accolto come un fratello e mi hanno fatto sentire subito uno di loro. E ora il Matera è la mia squadra del cuore.

Tant’è che hai partecipato anche ad alcune trasferte

La prima è stata a Nardò (il 15 settembre 2024, finì 0-4 per il Matera allora in serie d, ndr). Sugli spalti i ragazzi intonarono un coro urlando il mio nome…che emozione! Andare in trasferta è un’esperienza bellissima: il viaggio in bus, in cui si mangia, beve e canta tutti insieme, le soste nei bar, l’arrivo allo stadio e soprattutto l’ingresso nel settore ospiti, momento in cui l’adrenalina sale a mille. Siamo lì tutti insieme sui gradoni, uniti e  compatti. E ci sentiamo fratelli.

La tua famiglia e i tuoi amici in Irlanda cosa dicono di questa tua esperienza?

All’inizio erano straniti. Matera lì non la conosce nessuno e si chiedevano cosa ci facessi qui e che ci trovassi di tanto speciale. Ma poi gli ho raccontato tutto, gli ho fatto vedere foto e video e si sono resi conto anche loro che questo è un luogo speciale.  E soprattutto sanno che io sto bene e sono contenti per questo.

Domenica scorsa il presidente Michele Motta ha voluto regalarti la maglietta del Matera e te l’ha consegnata sul campo prima della partita. Cosa hai provato in quel momento?

E’ stato qualcosa di surreale, non mi sembrava vero. Io lì in  mezzo al campo davanti alla Curva Sud e a 2000 spettatori che mi applaudivano. Ho provato un’emozione incredibile, non ho parole per descriverla. Ringrazio il presidente, che prima di consegnarmi la maglia ha chiacchierato un po’ con me come se fossimo dei vecchi amici. Ha un grande carisma e allo stesso tempo una grande umiltà.

Il presidente Motta consegna la maglia a Johnny

In questi giorni lascerai Matera destinazione Ravenna. Cosa andrai a fare li?

A correre la maratona. La prima è stata a Torino a novembre dell’anno scorso, lo faccio per raccogliere fondi per la Hurt, organizzazione di Derry che si occupa della lotta alle dipendenze. E da quest’anno ho deciso di dedicare ogni gara a persone care scomparse. A maggio ho corso a Leiden in Olanda in ricordo di Antonio Mutasci. E quella di domenica sarà speciale, perchè la dedico a tutti i grandi tifosi del Matera scomparsi negli ultimi anni.

Grazie Johhny e sempre FORZA BUE!

Al link qui sotto la videointervista integrale. Buona visione.